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Nuova pagina 1

VOLUME 6, NUMERO 3

Dimensioni personali e stili di coping in pazienti cardiooperati

Paola Gremigni, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna
Ornella Bettinardi,
S. Giacomo, Casa di Cura Privata di Riabilitazione Intensiva, Ponte dall’Olio (PC)
Pio Enrico Ricci Bitti, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna

Riassunto
Il presente studio ha come obiettivo quello di indagare l’associazione tra stili di coping e caratteristiche psicologiche in un gruppo di 48 cardiooperati recenti di bypass aortocoronarico, prendendo in considerazione dimensioni personali che in letteratura appaiono caratteristiche dei pazienti cardiopatici. In particolare cerca di individuare le combinazioni di variabili personali ed emozionali a rischio cardiovascolare che contribuiscono in misura maggiore alla predittività di stili di coping tendenzialmente maladattivi.
I risultati evidenziano la presenza di patterns che legano in particolare il coping centrato sullo Sfogo emozionale e quello centrato sull’Evitamento, strategie tendenzialmente maladattive, con Rabbia, Ostilità, Irritabilità, Ansia sociale ed altre variabili personali considerate fattori di rischio cardiovascolare.
Questo studio offre indicazioni concrete per il percorso riabilitativo postoperatorio dei pazienti che esibiscono tali patterns cognitivo-comportamentali; interventi psicologici mirati a modificare tali aspetti specifici possono infatti ridurne il rischio di esiti negativi per la salute psicofisica e aumentare l’efficacia del processo riabilitativo.

Parole chiave: Coping, Malattie cardiovascolari, Ostilità, Rabbia, Riabilitazione

 

‘Pre-sleep cognitive intrusions inventory’: una revisione

Ezio Sanavio, Dipartimento di Psicologia Generale, Università di Padova

Riassunto
La revisione attuale del ‘Pre-Sleep Cognitive Intrusions Inventory’ (PCII) [Sanavio E. (1988). Pre-sleep cognitive intrusions and treatment of onset-insomnia. Behaviour Research and Therapy, 26, 451-459] comprende 74 item che descrivono pensieri intrusivi che possono comparire durante la latenza di addormentamento. L’inventario è stato somministrato a 553 soggetti, di età compresa tra 18 e 86 anni, tratti dalla popolazione normale. Le donne riferiscono una maggior frequenza di pensieri intrusivi rispetto agli uomini.
Sulla base dell’analisi fattoriale è possibile identificare sei subscale di contenuto omogeneo, le quali descrivono: (1) pianificazione dell’indomani e consuntivo della giornata conclusa, (2) focalizzazione sul sonno, (3) pensieri di malattia, (4) fantasticherie e ricordi, (5) preoccupazioni e rimpianti, (6) pensieri erotici. L’analisi della coerenza interna dà luogo a coefficienti alfa (Cronbach) compresi tra 0.89 e 0.78 per le sei subscale ed un coefficiente di 0.95 per l’intero questionario. Il punteggio totale correla con il Penn State Worry Questionnaire (r=0.44) e con il Worry Domains Questionnaire (r=0.48).
E' stata considerata la valenza dei vari item; nel complesso il questionario risulta adeguatamente bilanciato tra item a valenza positiva, neutra e negativa. Tale revisione consente un utilizzo dell’inventario in ambiti più ampi del trattamento psicologico dell’insonnia ed una somministrazione più agile rispetto alla forma originaria.

Parole chiave: Insonnia, Latenza di addormentamento, Preoccupazione, Pensieri intrusivi, Struttura fattoriale, Fedeltà

 

Profilo psicofisiologico di pazienti con prevalenti sintomi ansiosi e depressivi con e senza trattamento farmacologico

Carlo A. Pruneti, Sabrina Rota, Stefano Rossi
Ambulatorio di Psicologia Clinica del Servizio Neuropsichiatria Infantile, Spedali Riuniti S.ta Chiara, Pisa

Riassunto
Al fine di valutare gli effetti di alcuni trattamenti psicofarmacologici sulle risposte psicofisiologiche più strettamente influenzate dallo stress, sono stati esaminati 56 soggetti dei quali 28 in trattamento psicofarmacologico. I soggetti sono stati raggruppati in due gruppi: il primo composto da soggetti con prevalenti sintomi ansiosi (Disturbo di Ansia Generalizzata e Disturbi Somatoformi), il secondo da soggetti con prevalenti sintomi depressivi.
A tutti i pazienti sono stati somministrati il Minnesota Multiphasic Personality Inventory ed il Crown and Crisp Experiential Index. Sono state inoltre registrate l’attività elettromiografica del muscolo frontale, la conduttanza cutanea, la frequenza cardiaca e la temperatura periferica per un periodo di linea di base di 16 minuti.
I risultati hanno evidenziato che, tra i pazienti con sintomi d’ansia, i soggetti non trattati farmacologicamente presentano valori decisamente più elevati di conduttanza cutanea e frequenza cardiaca, rispetto ai soggetti trattati. I pazienti con sintomi depressivi, sia trattati che non, presentano valori della risposta elettrodermica inferiori rispetto al gruppo con disturbi d’ansia e una netta prevalenza nei valori dei soggetti in trattamento rispetto ai non trattati. Tali risultati sono discussi alla luce della teoria del "Behavioral Inibition System" di Gray.

Parole chiave: Profilo Psicofisiologico, Ansia, Depressione, Trattamento psicofarmacologico

 

Prevenzione secondaria nella cardiopatia ischemica: perchè un questionario?

Marinella Sommaruga, Giorgio Bertolotti, Roberto F. E. Pedretti
Fondazione S. Maugeri, Clinica del Lavoro e della Riabilitazione IRCCS, Istituto di Tradate (Va)

Riassunto
Benchè programmi di prevenzione secondaria in riabilitazione cardiaca includano interventi multidisciplinari finalizzati alla modificazione dei fattori di rischio e alla promozione di uno stile di vita salutare, il livello di informazione del paziente riguardo alla prevenzione secondaria non viene di prassi misurato. Lo scopo di questo studio è quello di presentare un questionario per la valutazione delle conoscenze in prevenzione secondaria.
Il questionario, costituito da domande a scelta multipla articolate in quattro aree di conoscenze, prevede 72 risposte corrette e 72 risposte errate. In precedenza era stato identificato un campione normativo di riferimento (Gruppo Sani, risposte corrette punteggio medio 35.6, DS=11) e riscontrato che scolarità ed età influenzano il livello di informazione.
In questo studio il questionario è stato somministrato ad un campione di pazienti cardiopatici (Gruppo Cardiopatici, 26 maschi, età media 59.8, DS=6.7) ed è stato effettuato un confronto con un Gruppo di Controllo omogeneo per sesso ed età (Gruppo di Controllo, 56 maschi, età media 59.7±6).
I risultati evidenziano un minor numero di risposte corrette nel Gruppo Cardiopatici (media 24, DS = 12.1) rispetto al Gruppo Controllo (media 35.2, DS = 10.6) dovuto al fatto che le risposte corrette sono significativamente inferiori nei pazienti cardiopatici con meno di otto anni di scolarità.
Si suggerisce l’utilizzo del questionario quale indicatore clinico per lo psicologo della salute che opera in ambito riabilitativo.

Parole chiave: Prevenzione secondaria, Malattia coronarica, Questionario, Psicologia della salute

 

Cognizioni di tipo ossessivo-compulsivo e superstizione: risultati preliminari

Claudio Sica, Stella Dorz, Caterina Novara
Dipartimento di Psicologia Generale, Università degli Studi di Padova

Riassunto
Lo studio vuole esplorare il rapporto tra credenze e comportamenti superstiziosi e credenze e cognizioni di tipo ossessivo-compulsivo.
I partecipanti allo studio sono 126 studenti considerati "superstiziosi" e 132 studenti considerati "non superstiziosi" in base alla loro aderenza a credenze e comportamenti di comune superstizione. A tutti i partecipanti sono stati somministrati in forma anonima: Beck Anxiety Inventory, Beck Depression Inventory, Padua Inventory, Obsessional Beliefs Questionnaire, Interpretations of Intrusions Inventory [Obsessive Compulsive Cognition Working Group (1997). Cognitive assessment of obsessive compulsive disorder. Behaviour Research and Therapy, 35, 667-681].
Gli studenti superstiziosi si descrivono più ansiosi nel corso dell’ultima settimana (BAI), più depressi (BDI) e riportano maggiori problemi di tipo ossessivo-compulsivo (Padua Inventory) rispetto ai non superstiziosi. Inoltre hanno punteggi più elevati nella "Eccessiva responsabilità" misurata sia da una subscala dell’OBQ sia da una subscala dell’III, nella "Sovrastima del pericolo" e nella "Intolleranza per l’incertezza" misurate dall’OBQ.
Si suggerisce che la superstizione possa offrire una inefficace strategia di coping per far fronte all’incertezza ed al pericolo ed operi sinergicamente con nozioni distorte ed ipertrofiche di responsabilità, ipervalutazione del pericolo ed intolleranza dell’incertezza.

Parole chiave: Disturbo ossessivo-compulsivo, Superstizione, Cognizioni, Ansia, Depressione

 

La valutazione dell’esito e del processo in terapia cognitivo-comportamentale: presentazione di due casi clinici

Santo Di Nuovo, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Catania
Ivan Zingales,
Servizio di Psicologia, A.S.L. 3 - Catania

Riassunto
Introduzione e scopi. La attuale ricerca sulla psicoterapia mira a valutare sia l’esito (efficacia complessiva) sia l’effettivo funzionamento del ‘processo’: atteggiamenti e comportamenti del cliente e del terapeuta e loro relazione, studiati in un approccio longitudinale durante fasi diverse del trattamento. Gli autori discutono un modello di valutazione della terapia cognitivo-comportamentale in riferimento sia all’esito che al processo, e presentano mediante l’esame di due casi clinici un insieme di strumenti (griglie e test psicometrici) che possono essere utili per la valutazione delle fasi della terapia.
Metodo. Per la valutazione del processo vengono utilizzate una griglia di monitoraggio della relazione terapeutica (il ‘Psychotherapy Process’ Rating) e un ‘Problem Checklist’ per l’auto-valutazione periodica da parte del paziente; l’efficacia complessiva dell’intervento è verificata mediante misure ripetute prima-dopo la terapia e nel follow-up: il "Cognitive Behavioral Assessment" e il "Questionario di Adattamento Interpersonale". Vengono usate per l’analisi dei dati statistiche adatte per casi singoli, come il "Reliable Change Index" per la valutazione della significatività dei cambiamenti nelle principali variabili.
Caso 1: Donna di 28 anni, sindrome ansioso-depressiva con somatizzazioni, trattata per 12 mesi in consultorio pubblico, una seduta la settimana, con follow-up a 10 mesi dal termine della terapia.
Caso 2: Uomo di 37 anni, ideazioni ossessive associate ad ansia e depressione, trattato per 10 mesi. Il paziente stesso, sulla base dei miglioramenti percepiti, avanza una richiesta di interruzione, che viene rinviata dal terapeuta avvalendosi anche dei dati del monitoraggio e delle rilevazioni periodiche.
Conclusioni. Vengono discussi, in riferimento agli aspetti teorici della terapia cognitivo-comportamentale, i risultati ottenuti dalla valutazione dei due casi singoli evidenziando la complessità dei problemi metodologici inerenti la valutazione della efficacia e della efficienza della psicoterapia. Viene altresì presentato un progetto di analisi cumulativa dei report di singoli casi per mezzo di tecniche meta-analitiche.

Parole chiave: Psicoterapia, Valutazione, Efficacia, Efficienza, Processo terapeutico

 

Copyright Rivista "Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale" - Webmaster Dr. Gabriele Melli